Quando la carica pubblica diventa un affare privato
Nel Medioevo e nel Rinascimento, l’Europa affrontò una forma di corruzione del tutto legale, ma devastante per lo Stato: la vendita delle cariche statali ed ecclesiastiche (venality of offices).
Lo Schema: Comprare la carica – Recuperare l'investimento
I re, costantemente bisognosi di denaro per le guerre, iniziarono a vendere ufficialmente i posti di giudici, doganieri e gabellieri. Un mercante o un nobile acquistava una carica per somme enormi, considerandola un investimento commerciale.
Sinecure: Nacquero cariche che non richiedevano alcun lavoro (“sinecure” — dal latino sine cura, senza cura), ma garantivano una rendita fissa dal bilancio.
Tassa sulla corruzione: Poiché il funzionario pagava di tasca propria per la carica, riteneva fosse suo diritto “rientrare” dell’investimento tramite bustarelle, estorsioni e dazi gonfiati.
Ereditarietà: Le cariche iniziarono a essere trasmesse per eredità, creando una casta chiusa di amministratori corrotti.
Conseguenze: La giustizia come merce
La giustizia nei tribunali divenne accessibile solo a chi poteva pagare più del funzionario che aveva “comprato” il proprio diritto di giudicare. Ciò portò al declino delle istituzioni statali e a rivolte popolari.
Conclusione della Genesi:
La storia delle sinecure insegna: quando una carica diventa una merce, la giustizia diventa un servizio solo per i ricchi. Lo Stato che mercanteggia il potere perde inevitabilmente professionalità e si trasforma in un mercato di abusi.