Come il grande capitale ha privatizzato la politica
Nel XIX secolo la corruzione divenne industriale. Con la nascita dei giganti del petrolio e delle ferrovie, nacque una nuova forma di abuso: l’oligarchia politica.
I "Re delle ferrovie" e gli Stati comprati
I magnati non competevano lealmente, ma compravano le assemblee legislative. Ai politici venivano regalati azioni e contanti in cambio di terre e privilegi. Le leggi erano scritte per i monopoli, non per i cittadini.
"Tammany Hall" e le macchine politiche
A New York, il “Boss” Tweed controllava i voti degli immigrati in cambio di piccoli favori. Una volta al potere, la “macchina” saccheggiava il bilancio gonfiando i costi di costruzione.
Il lobbismo come strumento di controllo
Le imprese capirono che era più economico mantenere un senatore che pagare le tasse. I senatori USA venivano chiamati apertamente “delegati dell’acciaio” o “rappresentanti del petrolio”.
Conclusione della Genesi:
Quest’epoca ha dimostrato che il capitale incontrollato cerca sempre di comprare il potere. Il “capitalismo selvaggio” ha mostrato che il mercato non può esistere senza tribunali indipendenti e autorità antitrust.